Rural Tour in Puglia / C’era una volta a Sammichele di Bari…

Rural Tour in Puglia / C'era una volta a Sammichele di Bari...

Di ritorno dalla Puglia, Ramingare racconta il Rural Tour: storie, leggende e tradizioni di Sammichele di Bari

Nelle notti di luna piena, in ogni casa entra “la masciara”.

È uno spiritello bizzarro che procura, a chi la incontra, una giornata “storta”.

La masciara, però, ha un punto debole: conta tutti gli oggetti che trova prima di arrivare a colpire qualcuno.

Quando alla porta è appesa una scopetta, conta a uno a uno tutti i fili.

Nel frattempo, si fa l’alba, spunta il sole e la masciara deve andare via, riproponendosi di tornare la successiva notte di luna piena.

A Sammichele di Bari, paese con interessanti tradizioni apotropaiche che si tramandano da secoli in ogni famiglia, vive il signor Ugo che, nel suo negozio di oggettistica di paglia, racconta questa antica leggenda pugliese.

Una visita al signor Ugo, quando arrivate a Sammichele di Bari, è un must.

Forse dipenderà dalla scopetta che non abbiamo mancato di acquistare.

Forse dipenderà dalle porte verso un Altrove sicuramente sereno che si trovano nel negozio-laboratorio.

Il fatto è che, seguendo il detto “Non è vero, ma ci credo”, Sammichele è un paese che gioca con il Mistero, e vince sempre, all’insegna della colta allegria.

Non quella ottusa, a esclusivo uso turistico, ma quella tradizionale, che poggia su solide basi culturali.

Il signor Ugo ha assicurato che avremmo lasciato Sammichele migliori, con la nostra scopetta in tasca, pronti a combattere con tutte le armi a disposizione contro la “masciara” di turno.

Se anche le scopette del signor Ugo avessero lo stesso potere di una pacca sulla spalla, nel suo negozio e nel resto del paese di Sammichele di Bari ci si mette poco a ritrovare la meraviglia provata da bambini, quando tutto era una scoperta.

La ricetta della serenità è forse riabituarsi a sgranare gli occhi e restare a bocca aperta.

Un antidoto contro le giornate storte, contro le persone tossiche, altrettante “masciare” che ci capita di incontrare durante la vita.

Venite allora a Sammichele di Bari, andate a trovare il signor Ugo, visitate il paese ammirando le maschere apotropaiche poste su quasi ogni facciata dei palazzi del centro storico.

E sorridete, magari ricambiando la linguaccia.

Le origini e il presente

In un territorio abitato fin dal Neolitico, Sammichele di Bari nella forma attuale ha però un’origine recente: il diciassettesimo secolo.

La Torre delle Quattro Miglia, eretta nella prima metà del ‘200 a difesa del territorio, nel ‘400 diventa di proprietà di Heronimo Centurione, un banchiere genovese.

Vicino alla torre, ribattezzata “La Centuriona”, si trova una cappella intitolata a Santa Maria Maddalena che Heronimo Centurione fa ristrutturare e riaprire al culto.

La torre e la cappella sono la prima evidenza degli odierni Castello Caracciolo e Chiesa di Santa Maria Maddalena.

Il campanile è posteriore alla ristrutturazione, essendo stato realizzato solo nel 1766, come anche la facciata, dalle linee molto semplici.

All’interno della chiesa, opere del Seicento e del Settecento di autore ignoto.

Nel Seicento, il mercante portoghese Miguel Vaaz de Andrade amplia la vecchia “Torre Centuriona” e acquista il 20 dicembre 1609 il feudo di Casamassima.

Nel 1617, l’abitato intorno alla Torre Centuriona prende il nome di Casale di San Michele.

La famiglia Vaaz cade in disgrazia e nel 1666 nuovo feudatario di San Michele diventa Antonio De Ponte.

Nel 1794, muore Maria Giuseppa De Ponte, ultima discendente della famiglia, vedova di Nicola Caracciolo di Vietri di Potenza.

Il figlio Domenico Giuseppe diventa il nuovo feudatario, ma solo fino al 1806, quando in epoca napoleonica viene abolito il feudalesimo.

Pur perdendo gran parte del feudo, i Caracciolo conservano la Torre Centuriona, diventata ormai Castello Caracciolo, con l’aspetto di una dimora signorile.

San Michele, in seguito, vede un forte sviluppo urbano fuori dal centro storico e con l’unità d’Italia assume il nome di Sammichele di Bari.

Nel 1877, viene costruita la torre con l’orologio sulla porta del vecchio borgo.

Presenta sulla sommità un campanile a vela con due campane che scandiscono le ore e i quarti d’ora.

Nel 1971, l’amministrazione comunale acquista il Castello Caracciolo, dove viene trasferito nel 1974 il Museo della Civiltà Contadina “Dino Bianco”, costituito nel 1968.

I Vignali

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I Vignali di Sammichele di Bari sono una tradizione che ha avuto origine circa 400 anni fa e che riguarda i primi edifici fatti costruire da Miguel Vaaz.

Fino a poco tempo fa, chi risiedeva in edifici come quello della foto qui a fianco, spesso con una scala esterna che portava all’abitazione e un pianterreno per il ricovero di animali e cose, faceva crescere una vite rampicante sulla porta di casa come buon auspicio, ma anche per proteggersi dal sole.

Anche se le viti rampicanti non ci sono più, alle dimore in pietra del centro storico è restata la definizione di “Vignali”.

Chiesa Maria SS. del Carmelo

Costruita in stile neoclassico tra il 1844 e il 1870, la facciata è costituita da un paramento di conci di pietra calcarea ed è divisa orizzontalmente in due ordini da una trabeazione.

Il portale è sormontato da un timpano contenente, nella lunetta, un affresco della Madonna del Carmine.

Su entrambi i lati posteriori si ergono due campanili: quello a destra è rimasto interrotto, l’altro a sinistra è stato completato nel 1888.

L’interno, a croce romana, ha tre navate e un transetto.

Ospita, tra le altre, opere realizzate nella seconda metà dell’800 di scuola leccese.

Dal sacro al profano: il Carnevale Sammichelino

La colta allegria, parlando delle quale abbiamo iniziato il racconto di Sammichele di Bari, ha la sua massima espressione in paese con il Carnevale.

Nel 1616, don Pedro Téllez Giròn, duca di Ossuna e Vicerè di Napoli, “buttò bando l’ultimo di Carnevale che ognuno s’avesse di vestire in maschera”.

C’è chi giura che, un anno dopo, la “nascita” dell’allora Casale di San Michele sia stata festeggiata così, con una festa in maschera in occasione del Carnevale.

I festini all’inizio sono organizzati solo nelle magioni dei ricchi, poi il “format” della festa sammichelina si diffonde anche nelle case delle persone comuni che vogliono creare occasioni di matrimonio per le figlie.

Il festino di Carnevale a Sammichele di Bari ha un preciso rituale la cui origine si perde nei secoli.

Innanzitutto, gli uomini non possono sedere vicino alle donne e c’è il caposala che deve far rispettare le regole (per esempio: quali e quanti cavalieri possono invitare le dame al ballo, chi deve essere allontanato per non aver tenuto un comportamento consono…).

Chi non ha la possibilità di organizzare feste in casa propria forma delle compagnie mascherate e chiede ospitalità nei vari festini ma, dato che non si sa mai chi può nascondersi dietro una maschera, nascono altre due figure: il conduttore (persona conosciuta in paese, che, a volto scoperto, accompagna le maschere di Carnevale e ne ha la responsabilità) e il portinaio (collaboratore del caposala).

Una volta che una compagnia mascherata arriva al festino, il conduttore bussa e chiede il permesso di entrare. Il portinaio, se riconosce nel conduttore una persona affidabile, apre. Allora la compagnia entra e il caposala invita le maschere e il conduttore a ballare.

Il conduttore può invitare una persona dell’altro sesso. Le maschere, invece, possono invitare esclusivamente gli uomini. I balli del Carnevale sono spesso interrotti da scambi in rima baciata tra i componenti del festino e il conduttore, altro richiamo all’origine barocca del Carnevale di Sammichele di Bari.

I balli sono in programma dal 17 gennaio il giovedì, il sabato e la domenica e fino al martedì precedente le Ceneri.

Nella domenica conclusiva, si svolge una sfilata che passa per le vie più importanti del paese con carri allegorici e si chiude con la tipica pentolaccia.

Informazioni su visite e iniziative in corso a Sammichele di Bari:

https://www.facebook.com/proloco.dinobianco

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